Progr. Trienn. 2007-2009

Interventi in favore degli emigrati laziali emigrati all’estero e dei loro familiari

Legge regionale n° 23 del 31 luglio 2003

INTRODUZIONE

D’emigrazione si parla da più di un secolo. Il fenomeno dell’emigrazione è parte della nostra memoria collettiva: l’Italia è l’unico paese occidentale che abbia avuto una vicenda migratoria così forte e così radicata con 4 milioni di cittadini italiani in 201 paesi del mondo. L’Italia è, tra i paesi della UE, quello con il più alto numero di emigrati ed è, a livello mondiale, il paese sviluppato con la più alta incidenza di emigrati rispetto alla popolazione residente: il 7% della popolazione italiana vive all’estero, cifra pari al 2,3% del totale degli emigrati nel mondo. L’emigrazione appare così distribuita: 2,2 milioni di emigrati italiani sono in Europa; 1,5 milioni sono nel continente americano, di cui 30% in America Latina; 134.000 in Oceania. In Asia ed Africa la presenza italiana è scarsa e pari a circa 80.000 persone.

La provenienza regionale degli emigrati italiani vede il Mezzogiorno quale area di maggiore importanza (57% del totale), seguito dal Nord (29%) e dal centro (14%).

Il Lazio con 259.000 è la prima tra le Regioni dell’Italia centrale.

Questo fenomeno riguarda 27 milioni di persone dal 1876 – quando si è cominciato a contare le persone che migravano - fino al 1976 quando, a distanza esattamente di cento anni, si sono invertiti i numeri. A partire da questa data, quelli che arrivavano erano più numerosi di quelli che continuavano a partire. Se si tiene conto dei connazionali viventi, dei figli e dei nipoti, si può azzardare che sparsa nel mondo c’è praticamente un’altra Italia.

L’Italia nasce come paese d’emigrazione, fenomeno questo che ha segnato la storia ed il percorso di crescita e sviluppo del nostro paese, fino ad arrivare ai giorni nostri in cui le Comunità italiane all’estero rappresentano, nel mondo, una straordinaria risorsa da valorizzare, i nostri connazionali sono i primi ambasciatori di una cultura consolidata nei secoli.

Dal 1976 si continua ad emigrare, anche se è un tipo d’emigrazione diversa: intellettuale, legata ad una maggiore qualificazione professionale, che contribuisce al processo stesso d’internazionalizzazione a cui il nostro paese è chiamato.

La Regione, per una conoscenza più approfondita, ha ritenuto, con l’aggiornamento al piano triennale del 2005, predisposto con DGR 649 del 19 luglio 2005, di stipulare una convenzione con l’Università degli studi di Roma “La Sapienza” commissionando una ricerca sugli ultimi 50 anni dell’emigrazione dal titolo: “Dinamica e struttura dell’emigrazione laziale all’estero, un’analisi geografica”. L’indagine terminerà alla fine dell’anno 2006, con l’obiettivo di mettere in luce ed in relazione il cambiamento del fenomeno migratorio rispetto al mutare del contesto storico, politico socio-culturale che si è verificato nel paese.

I risultati della ricerca saranno fondamentali per la programmazione regionale dei prossimi anni, che dovrà essere modulata agli esiti della stessa.

Lo stereotipo di cinquanta anni fa rappresentava l’emigrato con la valigia di cartone, la cui partenza era connotata dal dolore per un distacco definitivo imposto dalla povertà e dal fallimento. I sentimenti ricorrenti erano quelli della nostalgia per la terra d’origine, scrigno della propria identità sociale e culturale che ne custodiva gli affetti e le aspirazioni più profonde.

L’emigrazione delle vecchie generazioni era caratterizzata da un duplice problema: la lontananza dal proprio paese ed un difficile processo di riconoscimento ed accettazione del paese ospitante. Grazie all’intelligenza, alla creatività, all’operosità ed alla ferrea volontà, i nostri connazionali hanno saputo ritagliarsi i loro spazi, i loro tempi, i loro meriti, facendo del confronto con la diversità un valore aggiunto e riuscendo, non solo ad integrarsi, ricoprendo posizioni di rilievo nei vari ambiti sociali e professionali, ma, anche, ad avvicinare progressivamente la popolazione locale alle proprie abitudini e tradizioni, incrementando l’interesse per la cultura italiana e diffondendo, soprattutto in alcuni settori, lo stile italiano. In 50 anni si è passati dalla frustrazione all’orgoglio di essere italiani nel mondo.

Allora come oggi, la lingua e la cultura italiana costituiscono il principale strumento di interesse ed aggregazione. L’obiettivo da raggiungere è quello di fare della lingua italiana l’idioma, non solo della memoria e della cultura, ma anche lo strumento di comunicazione nel lavoro, considerate le nuove opportunità in Italia o con l’Italia. Tutto ciò, consentirebbe di rinnovare l’interesse e le motivazioni dei giovani verso il nostro paese. La scelta è, quindi, quella di programmare, nel settore dell’emigrazione, interventi di carattere imprenditoriale che guardano alla presenza dei nostri connazionali come ad una risorsa su cui investire.

Per facilitare un continuo e costruttivo dialogo con i nostri connazionali è importante, anche, promuovere, sviluppare e favorire i canali dell’informazione e della comunicazione, in tutte le sue forme, perché ciò consente di avere sempre un’immagine rispondente ed attuale del nostro paese. Essere a conoscenza degli eventi che lo riguardano: dal contesto politico-istituzionale a quello economico, sociale, occupazionale, artistico, turistico, significa interagire con il paese reale e non con quello immaginato o sentito raccontare dalle precedenti generazioni.

Tutto ciò riveste maggiore importanza alla luce della legge 459 del 27 dicembre 2001, concernente l’esercizio del voto degli italiani all’estero, poiché una maggiore e più puntuale conoscenza, offre loro la possibilità di incidere, pur risiedendo all’estero, sulle scelte determinanti del nostro paese, al pari dei connazionali residenti in Italia.

Gli emigrati costituiscono, pertanto, una grande risorsa per il futuro del nostro paese ed è per questo che la programmazione regionale dovrà rivolgersi, con particolare attenzione, alle Comunità laziali all’estero puntando, soprattutto, sulle Associazioni rappresentative, potenziandone il ruolo e le attività come centri di diffusione della cultura, delle tradizioni, dei valori e delle attività del Lazio.

L’auspicio, ed al tempo stesso il fine, è quello di creare una rete di comunicazione tra tutte le Associazioni degli emigrati all’estero, per un continuo scambio e confronto sulle iniziative da intraprendere, sulle proposte da sostenere e sulle problematiche che spesso li accomunano pur abitando in paesi diversi.

A tale scopo, un contributo efficace potrà essere quello apportato dalle nuove generazioni, cui riconoscere, nell’ambito dell’organizzazione delle stesse associazioni, un ruolo di attivi protagonisti, incentivando scambi con i loro coetanei residenti sia nei vari paesi del mondo che nel Lazio per rinsaldare i rapporti, per confrontare esperienze e sviluppare comuni iniziative.

Una politica sicuramente più incisiva è una politica partecipata a più livelli, con programmi condivisi, interventi sinergici da parte dei diversi organismi istituzionali e non, aventi competenza in materia, capace di incrementare la completezza e l’efficacia stessa degli interventi, di ottimizzare le risorse a disposizione e di determinare nuove opportunità di crescita e sviluppo.

La programmazione deve anche essere attenta nei confronti degli emigrati, che, per le più disparate ragioni, decidono di rientrare, trovandosi, per alcuni aspetti, nella condizione d’immigrato nel paese d’origine, con evidenti difficoltà d’integrazione sociale. Per questo si è ritenuto necessario implementare l’offerta dei servizi istituendo anche “un centro ascolto” allo scopo di fornire sostegno psicologico all’emigrato ed al suo nucleo familiare, oltre all’orientamento e sostegno riguardo a specifici problemi socio-assistenziali.

il testo completo del programma triennale 2007-2010

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